
L'equazione della crescita
Il Governo, nella conferenza stampa di fine anno, ha delineato i principali contenuti della manovra-due, e l’ha pure battezzata: si chiamerà “Crescitalia”.
Sarà fatta di provvedimenti, da approvare entro il mese di gennaio, che garantiranno semplificazione, maggiore concorrenza e una riforma del mercato del lavoro. Sono le cosiddette “Riforme a costo zero”, perché soldi in cassa non ce ne sono. Sono misure sicuramente condivisibili, che aiuteranno a modernizzare il nostro sistema, e sono riforme da tempo e da più parti auspicate, anche se lungamente promesse da governi di segno opposto. Ma saranno in grado, davvero, di stimolare la crescita?
Nutro più di qualche dubbio. Perché mancano quelle riforme che, pur essendo a costo (economico) zero, hanno un costo-consenso assai elevato. Sono le riforme più difficili, ma anche quelle assolutamente indispensabili alla crescita. Mancano, in primis, i tagli alla spesa pubblica.
Solo tagli poderosi alla spesa pubblica improduttiva, infatti, potranno aiutare a rimuovere l’elemento che, più di tutti gli altri, impedisce a chi produce ricchezza di competere: il carico fiscale. Come sottolineavo in un articolo del 5 dicembre (“Ma la crescità dov’è?”), in Italia il carico complessivo tra tassazione diretta ed indiretta ed oneri sociali (Total Tax Rate) che grava sulle imprese è pari al 68,6%, percentuale ampiamente superiore a tutti gli altri paesi moderni e industrializzati del mondo. Solo tagli significativi potranno permettere di ridurre tale carico.
Non credo sia un caso, infatti, che i mercati abbiano premiato di più il solo annunciato taglio di 16,5 mld alla pubblica amministrazione fatto da Mariano Rajoy (nuovo primo ministro di Spagna) che non i 40 mld, molti di nuove tasse, già approvati e pubblicati in Gazzetta del Decreto Monti. Non è un caso che oggi si debba guardare con preoccupazione anche allo spread tra Italia e Spagna, giunto al massimo storico di 186 punti. La Spagna taglia e cresce, e i mercati la giudicano più affidabile dell’italia.
È per queste ragioni che giudico di grande interesse la proposta (all’inizio sembrava una provocazione, ma non lo è affatto) che Enrico Zanetti ha lanciato su Eutekne: istituire un’Agenzia delle Uscite (si veda a riguardo: “A questo Paese serve anche un’Agenzia delle uscite”, “E allora facciamola questa Agenzia delle uscite” e “Anche il Presidente della Corte dei Conti vuole l’Agenzia delle uscite”). Detto brevemente, si tratta di affiancare all’Agenzia delle Entrate un altro organo, di pari importanza e con uguali competenze, pari risorse e uguali poteri, che monitori gli sprechi, le inefficienze e le ruberie del settore pubblico (basti pensare che l’Italia è accostata al Ruanda per livello di corruzione della politica e che il “magna magna” costa alla collettività qualcosa come 60 miliardi di euro l’anno!).
Pare invece che il Governo Monti (come l’ultimo Tremonti) punti di più sulla lotta all’evasione. Non mi stancherò mai di ripetere che alimentare con ancora più risorse – attraverso l’aumento della tassazione – una macchina pubblica che spende con i livelli di elefantiasi, inefficienza, parassitismo, assitenzialismo e corruzione al pari di quelli attuali in Italia, è l’esatto contrario di ciò che andrebbe fatto. E che la sacrosanta battaglia all’insopportabile livello di evasione deve seguire e non precedere l’avvio di un radicale ridimensionamento della macchina pubblica e di una radicale revisione dei suoi meccanismi di spesa.
Per questo motivo la domanda di Zanetti “Non sarebbe ragionevole che lo Stato investisse in proporzione per combattere due fenomeni che sono due facce di una stessa medaglia?” merita una risposta positiva e una diversa urgenza nell’agenda di chi ha davvero a cuore il futuro del Paese. Logica vorrebbe che lo Stato prima dovrebbe spendere bene, per poi perseguire con severità coloro che sgarrano. Ben venga allora la proposta di Zanetti. Trasformiamo l’attuale Corte dei Conti – un organo dai poteri reali assai limitati, che fa pochi accertamenti (quasi solo su segnalazione) e qualche buffetto in forma di relazione annuale sugli sprechi e sulla corruzione – nell’Agenzia delle Uscite. Controllando rigorosamente gli sperchi, recupereremmo risorse per tagliare le tasse e avremmo, di conseguenza, più credibilità nel combattere l’evasione. Si innescherebbe un circolo virtuoso e potremmo, finalmente, tornare a crescere.





Commenti (1)
Forza... Ormai ci conosciamo, resto della mia idea ma mi piacerebbe avere delle persone come Te al nostro fianco..
Buon 2012